Sempre più ONG impegnate a combattere le nuove povertà in Italia

Le ONG – Organizzazioni non governative italiane attive nella cooperazione allo sviluppo e dell’aiuto umanitario – hanno presentato i loro dati di trasparenza riferiti al 2021 sul portale “Open Cooperazione, che raccoglie i dati di oltre 200 organizzazioni italiane.

Le informazioni sono molte e dettagliate, ne abbiamo scelta qualcuna.

 

Per quanto riguarda le entrate, il rapporto tra fra fondi pubblici e fondi privati è del 60% e 40%. I fondi pubblici arrivano dai finanziatori istituzionali: il 35% dall’Agenzia italiana per la Cooperazione e dal MAECI, un altro 35% dall’Unione Europea, il 17% circa dagli enti territoriali, il 12% dalle agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali.
I fondi privati, oltre a quelli derivanti dalle donazioni liberali individuali, arrivano dal 5×1000 (31,9%), da donazioni o partnership con le aziende (32,1%), dalle Fondazioni (26,8%) e dalle Chiese (9,2%).

 

Un dato inedito, gli interventi più rilevanti hanno riguardato il nostro Paese. Il numero più alto di progetti è stato infatti realizzato in Italia: ben 917 progetti di 70 organizzazioni.
All’estero si conferma il primato dei Paesi africani, in primis Mozambico, Etiopia, Uganda, Kenya, RD Congo, Burkina Faso e Senegal. A seguire Libano e Siria.
Focus della maggior parte dei progetti sono stati educazione e istruzione, poi le emergenze, l’aiuto umanitario e la salute.
“Non deve stupire l’attività delle ONG nei territori del nostro paesespiega il fondatore e curatore di Open Cooperazione, Elias Gerovasi – si tratta di una tendenza ormai consolidata e sicuramente in crescita dopo la pandemia. Sempre più organizzazioni si sono attivate sul fronte delle nuove povertà che il Covid ha accentuato: povertà educativa, alimentare e ultimamente anche energetica sono fenomeni molto diffusi e non riguardano più solo determinate categorie svantaggiate. Anche i dati Istat ci dicono che è in crescita importante il numero di persone che hanno casa, lavoro e famiglia, ma che non arrivano a fine mese”.


Sono aumentate anche le risorse umane
impegnate nel settore: 26.000 persone, vale a dire il 4% in più rispetto al 2020. Oltre 4.000 lavorano in Italia e oltre 21.000 all’estero; di questi 2.274 sono italiani espatriati, i cosiddetti “cooperanti”.

A fianco del personale retribuito troviamo i volontari, un risorsa preziosissima per questo settore. Sono quasi 45.000 e anche questo è un trend in crescita, dal momento che sono più di 9.000 rispetto all’anno precedente.

 

Approfondisci qui: https://www.open-cooperazione.it/web/news-non-solo-estero-le-ong-sempre-piu-presenti-in-italia-nel-contrasto-alle-nuove-poverta–RhFkGKpa_f4Xaz.aspx

 

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