La storia di Alina, dalla favela di Macaè

Alina è figlia unica di due giovani genitori. Purtroppo il padre è un alcolista e dopo aver subìto diversi episodi di violenza domestica, la mamma è fuggita da casa portando con sé la sua bambina. Si sono trasferite nella favela di Macaè, che si trova alle porte di Rio de Janeiro, perchè la mamma non poteva permettersi una casa migliore in un quartiere sicuro.

 

In Brasile 11 milioni di persone abitano le favelas, distese di baracche e fogne a cielo aperto dove i tassi di mortalità, disoccupazione, abbandono scolastico, gravidanze precoci e violenza sono altissimi e le condizioni igienico-sanitarie sono tra le peggiori al mondo. In un contesto di tale povertà e degrado morale, migliaia di bambini crescono in strada rimanendo vittime dei peggiori traffici o percorrendo l’unica via d’uscita che viene loro mostrata, quella della criminalità.


Gli episodi di violenza famigliare ai quali ha assistito fin da piccola, la fuga da casa e l’arrivo nella favela hanno causato ad Alina grandi sofferenze. Per diversi mesi si è rifiutata di andare a scuola, non parlava con nessuno e stava sempre da sola. La mamma aveva l’urgenza di trovare un lavoro, ma non se la sentiva di lasciare la sua bambina sola tutto il giorno in un posto pericoloso come la favela.

 

Fino a quando una vicina di casa le ha parlato del centro pomeridiano gestito da New Life for Children insieme al partner locale Poscris che ogni giorno accoglie 100 bambini della favela. Quattro mesi fa Alina ha cominciato a frequentarlo.

Non è stato facile avvicinarla e ci sono volute settimane prima di sentire la sua voce. Ma ci siamo riusciti, perchè ogni bambino nasconde nel cuore un sorriso e non vedo l’ora di farlo uscire.

 

Tutti i pomeriggi Alina ci raggiunge al centro, dove gioca con gli altri bambini e fa i compiti insieme agli operatori, così quando ricomincerà la scuola sarà preparata e potrà affrontare un anno intero sui banchi senza paura. Anche grazie al centro, Alina e la mamma hanno ritrovato la speranza di una vita migliore.

 

Il progetto è stato realizzato grazie a un finanziamento ricevuto dalla Chiesa Valdese attraverso il contributo dell’Otto per Mille.

 

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