Haiti, ricostruire dopo l’emergenza

Il nostro intervento ad Haiti è iniziato nel 2010 per far fronte al caos seguito al terremoto del 12 gennaio, che con le sue dimensioni catastrofiche squassava l’isola lasciando sul territorio oltre 200mila morti, più di 300mila feriti e 2 milioni di sfollati. Di questi, 300mila erano bambini che rimanevano senza una casa.

 

Il progetto originario prevedeva il sostegno a due ambulatori sanitari, a Waf Jérémie e a Fort Dimanche, provvedendo inoltre alla realizzazione di un programma nutrizionale attraverso la predisposizione di una mensa e di un refettorio attrezzato per i bambini della baraccopoli. Siamo rimasti sull’isola da allora, perché l’emergenza non è finita: le sfide da affrontare, come la mancanza di cibo e l’accesso a cure mediche ed acqua potabile, sono ad oggi ancora moltissime.

 

L’intervento successivo a Haiti è nato per sostenere la casa di accoglienza Kay pe’ Giuss, presso il VilajItalien. Il Vilaj si trova a Waf Jérémie, baraccopoli più povera di Port au Prince, una discarica a cielo aperto dove non esistono fognature né condutture d’acqua e 150.000 persone vivono in condizioni di miseria assoluta. Il progetto, nei settori sanità e sicurezza alimentare, prevede l’approvvigionamento alimentare quotidiano per i bambini residenti nella casa di accoglienza, spesso gravemente malnutriti.
Nella prima fase tutti i bambini ricevono copertura antibiotica e cura vermicida per poter assumere il cibo del programma nutrizionale. Nella seconda fase, al raggiungimento del peso forma (dopo 3 settimane circa) i bambini, se in buone condizioni fisiche, entrano nel programma nutrizionale, che prevede distribuzione di pasti con fornitura quotidiana di alimenti. L’intervento prevede inoltre un presidio medico-infermieristico, che nel 2014 ha visto potenziato il programma gravidanza con predisposizione di una sala parto e inserimento di testistica per HIV.

 

Gli operatori della Kay pe’ Giuss devono confrontarsi ogni giorno con una realtà durissima: bambini abbandonati dai genitori, o che sono rimasti orfani o separati dalle famiglie nel caos seguito al terremoto; bambini vittime di degrado, fame e criminalità organizzata. Per questo motivo noi di New Life for Children, con il supporto psico-pedagogico dei formatori della Fondazione Patrizio Paoletti, nostro ente partner, assistiamo gli operatori sociali locali attraverso seminari di formazione. L’ultimo di essi si è esteso anche a insegnanti e direttori di scuola di Port au Paix, nel nord-ovest dell’isola caraibica. Con tutti loro si è parlato di responsabilità e educazione.

 

Come ci racconta Manuela Pirotta, formatrice della Fondazione Paoletti: “Queste persone sono nate in un paese che per condizione storica di sfruttamento e povertà ha debilitato in loro la capacità di percepirsi come soggetti capaci di influenzare il proprio presente e, attraverso l’educazione, il futuro delle nuove generazioni. Lavorare con loro per sostenerli nella missione educativa significa risvegliare in loro la capacità di immaginare un’idea diversa di paese, un futuro diverso. Perché se inizi a immaginare inizi a desiderare, e se desideri lo puoi fare.
Questa missione mi ha insegnato che nascere “dalla parte giusta del fiume” è solo fortuna. E mi sono detta fortemente di non dimenticarlo mai, per riuscire a dare un significato a questa fortuna. Questo mi porto, questo il ricordo più bello e più vero.
La cosa più preziosa dopo due giorni faticosi di formazione è stato trovare , dove prima non c’era, l’idea di una possibilità, una crepa nel muro della rassegnazione alla povertà e alla miseria. Ti chiedi ‘ Quindi lo posso fare anche io? È possibile?’  La risposta è sì, sempre, qualsiasi parte del fiume tu abiti.”

 

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