I più grandi sono adolescenti, i più piccoli non hanno più di 4 o 5 anni. A causa della povertà estrema, della violenza domestica o perché sono orfani, vivono per strada fin da piccolissimi e rischiano di rimanerci per sempre. Il fenomeno degli Street Children è molto diffuso nelle grandi metropoli dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa. In Kenya la situazione è particolarmente grave: sono 300.000 i bambini che vivono in strada, 150.000 nella sola capitale Nairobi.
A Nairobi sorge anche Kebira, lo slum più esteso d’Africa in cui 1 milione di persone vive ammassato in minuscole baracche, costruite su cumuli di rifiuti. I bambini di Kebira affollano le strade, notte e giorno: per sopravvivere fanno l’elemosina, si prostituiscono, rubano, spacciano, compiono furti. Quasi tutti hanno subìto episodi di violenza e abusi. Si spostano a piccoli gruppi nelle zone centrali della capitale, perché il gruppo li fa sentire più protetti. Quel poco che racimolano lo spendono per comprare colla o carburante per aerei, che respirano per stordirsi e dimenticarsi della terribile realtà in cui si trovano a vivere.
A Nairobi si trova anche Dandora, la discarica più grande dell’Africa orientale, in cui si accumulano 900 tonnellate di rifiuti solidi ogni giorno. In condizioni disumane qui lavorano più di 4.000 persone, molti di loro sono bambini. A mani nude raccolgono l’immondizia, la dividono per genere e la rivendono per 0,15 dollari al chilo. Nel farlo, respirano ed entrano in contatto con materiali pericolosi come piombo, mercurio o cadmio.
La maggioranza dei bambini di strada sono completamente soli, non hanno una casa né un famiglia, vivono in strada con altri bambini e adulti senza casa. Altri vengono da famiglie poverissime, oppure i genitori sono malati o tossicodipendenti, vanno in strada per guadagnare qualcosa medicando e la sera tornano nello slum. I più fortunati mangiano una volta al giorno. Nessuno di loro frequenta la scuola, nessuno riceve assistenza medica. Se scompaiono, perchè fuggono volontariamente, vengono uccisi o sono vittime di qualche traffico illecito, non vengo cercati e di loro non si sa più niente.
Nell’ultimo decennio il tasso medio di crescita dell’economia keniota è stato del 4,5% circa e il Paese ha una delle economie più floride del continente africano. Ma a livello sociale presenta fortissime disuguaglianze tra una minoranza che detiene la ricchezza e chi non ha neppure da mangiare. Come sempre i bambini sono le prime vittime della povertà economica, sociale e culturale e della mancanza di opportunità. Non è più possibile considerare il PIL come unico elemento di benessere di un Paese: oggi, per il Kenya, la tutela dei diritti dell’infanzia rappresenta una sfida fondamentale.
Per approfondimenti: https://journals.francoangeli.it/index.php/ripoa/article/view/16123/2328
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