Fare insieme per fare meglio

Nel vasto mondo delle organizzazioni non profit, un dato emerge con sempre maggior evidenza nel lavoro dei cooperanti e dei professionisti del settore: la cooperazione ha la necessità di abbandonare la ormai superata logica dell’aiuto, in favore di una collaborazione sempre più paritaria con i Paesi e le organizzazioni partner.

Nel passaggio dalla logica dell’aiuto a quella della collaborazione è indispensabile fare attenzione al tema della decolonizzazione per non inciampare, magari involontariamente, in modelli che non si discostano a sufficienza da antichi sfruttamenti con il rischio, non marginale, di creare nuove disuguaglianze.

Questo è stato il monito lanciato da Emilio Ciarlo, responsabile delle Relazioni istituzionali e della comunicazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), dal palco di Blue Sea Land, l’expo dei cluster del Paesi del Mediterraneo, Africa e Medio Oriente che si è tenuta in Italia lo scorso dicembre.

Nell’intervento cooperativo le unicità e i valori di ogni Paese vanno rispettati e sostenuti. Il rischio, altrimenti, è quello di essere fin troppo presenti, finendo per prevaricare le realtà con cui si viene in contatto.

Un altro esempio del rovesciamento della prospettiva tra chi aiuta e chi riceve aiuto è venuto da Odile Sankara, attivista, artista e sorella dell’ex presidente del Burkina Faso: “L’Africa, a causa del colonialismo, non ha mai valorizzato a pieno le proprie ricchezze, materiali e immateriali, ma credo che possa fare molto per gli altri Paesi. Per esempio proponendo il proprio rapporto con la natura, con l’uomo, e con la comunità: valori spirituali che l’Occidente sta perdendo”. Una spinta decolonialecondivisa in Africa da sempre più movimenti artistici, culturali e di attivismo.

Guglielmo Micucci, direttore di Amref Health Africa-Italia, ha sottolineato l’importanza di ripensare anche il linguaggio e la comunicazione per restituire un racconto più veritiero di un continente pieno di difficoltà, ma anche di opportunità. I bambini piangenti e denutriti, immagine simbolo di tante campagne comunicative e di raccolta fondi, sono solo una parte della realtà africana e dei progetti di cooperazione internazionale.

Il motto potrebbe essere “fare insieme per fare meglio”. Ma che significa, in pratica? Significa personalizzare gli aiuti in base alle esigenze e ai bisogni espressi dai beneficiari, favorendo la loro partecipazione e coinvolgimento. La localizzazione dell’aiuto contribuisce anche a creare una maggiore trasparenza nell’utilizzo dei fondi, garantendo che questi siano impiegati in modo efficace e responsabile. Quando questo modello sarà accettato potremo dire che la localizzazione è una realtà e la decolonizzazione una questione superata, in un mondo ormai completamente interconnesso.

Notizia tratta dal sito https://www.aics.gov.it/news/2022/72337/

 

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