Emozionarsi per imparare

Negli ultimi decenni, grazie al contributo di un grande numero di studi sociologici e psicologici, si è iniziato a riconoscere l’importanza delle emozioni nel processo di nell’apprendimento.

Le emozioni infatti hanno un ruolo fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Sono il “motore” di molti nostri comportamenti, ci mettono in relazione con gli altri, ci aiutano ad interpretare il mondo. Così come contribuiscono a fondare la nostra identità, determinano le nostre scelte e i nostri pensieri, hanno un’influenza perfino sulle conoscenze. Ragione ed emozione non sono più agli estremi: conoscere e valutare le emozioni significa pensare e decidere meglio.

 

Emozioni e apprendimento

Per molto tempo si è pensato che per le emozioni non ci fosse spazio in classe, perché non erano misurabili e perché potevano intralciare l’attività didattica, che si appoggiava a procedure rigorose.

Ma ormai è stato dimostrato quanto sia importante l’aspetto emotivo e affettivo nella comunicazione tra insegnanti e alunni e nell’apprendimento scolastico, dal momento che l’essere umano è continuum di razionalità ed emotività. Lo studente stimolato nella sua curiosità, imparerà più facilmente; al contrario le nozioni prive di emozioni, risulteranno poco coinvolgenti e ben presto verranno dimenticate.

Il potenziamento dell’Intelligenza emotiva si rivela quindi fondamentale per il benessere psicologico di ogni persona. Per questo è necessario intervenire, sin dai primi anni di scuola, nel modo in cui “educhiamo” i bambini alla vita.

Se avessimo ancora qualche dubbio, a fugarlo ci pensa il collegamento tra emozioni e memoria, in quanto la forza dei ricordi dipende fortemente dal grado di attivazione emozionale: esperienze vissute con una forte partecipazione emotiva sono catalogate nella nostra mente come “importanti” e per questo hanno una maggiore probabilità di essere ricordate nel tempo.

 

Emozioni e didattica

Se valorizzate dalla didattica, le emozioni possono essere vere e proprie risorse per l’apprendimento. Per questo è necessario che gli insegnanti, come tutti i formatori, siano preparati a gestire sia le proprie emozioni che quelle dei loro alunni. Questo non vuole dire trasformarsi in psicologi, ma piuttosto sapersi muovere senza fare danni. E questo è certamente fondamentale.

Una scuola che fa entrare le emozioni in classe non è solo impegnata a offrire istruzione in senso classico, ma diventa un’istituzione “formativa” dell’essere umano. Non significa che l’insegnante si debba concentrare prevalentemente sul lato emozionale, abolendo il giusto confine tra formatore e allievo. Significa piuttosto impegnarsi a coinvolgere gli alunni, creare situazioni in cui si stimolano la loro curiosità e le loro aspettative, invitarli alla partecipazione attiva.
Un obiettivo che si può raggiungere utilizzando strumenti integrati, senza limitarsi all’uso dei libri e della lezione frontale. Anche il lavorare in gruppo, sperimentando l’appartenenza e la collaborazione, il “fare insieme” aiuta a sviluppare un senso del “noi” che facilita l’integrazione di ogni bambino nella sua classe. E questo clima partecipato, favorisce un apprendimento autentico e duraturo.

 

Fonte: https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=89955#_ftn13

 

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Una scolara e un adulto di riferimento
Un clima partecipato favorisce un apprendimento autentico e duraturo

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