Dove regnano guerra, epidemie e povertà

Ci sono crisi internazionali costantemente nel mirino dei media, altre che passano del tutto sotto silenzio. Così è per la Repubblica Democratica del Congo, sull’orlo del caos, tra guerre, epidemie e una povertà che in Occidente fatichiamo a immaginare. 
Ricchissimo di materie prime, foreste e risorse idriche, il paese è però privo di infrastrutture e di una vera rete stradale, e conta una popolazione con il reddito medio tra i più bassi al mondo, incapace di coprire i bisogni di base, dal cibo all’assistenza sanitaria. Le immense risorse contenute nel sottosuolo, costituite da minerali preziosi e non (diamanti, oro, stagno, gas, petrolio, uranio, coltan), hanno fatto del Congo una terra maledetta, oggetto di contesa tra gruppi armati, multinazionali e Stati, Cina in testa, in cerca di materie prime.
Porzioni di territorio sfuggono al controllo del governo centrale, diventando preda dell’assalto di gruppi armati (oltre 40 quelli attivi), che ne prendono possesso per impadronirsi delle risorse naturali. Messa in pericolo dagli scontri tra bande armate ed esercito, la popolazione è costretta ad abbandonare le proprie terre e ad arricchire le fila delle migliaia di profughi in fuga verso i confinanti Burundi, Tanzania, Uganda e Angola.


La crisi umanitaria che vive la Repubblica Democratica del Congo, tra le più gravi e complesse al mondo, rischia di diventare irreversibile. A trarne vantaggio sono i gruppi di potere, a cominciare dal presidente Kabila, al governo ininterrottamente dal 2001, nonostante il limite di due mandati presidenziali. Kabila sa che governare il Congo significa concludere affari miliardari con le industrie dell’hi-tech o dell’automobilistica. Per questo, a mandato scaduto, continua a posticipare la convocazione di nuove elezioni. Le dichiarazioni ufficiali parlano di fondi insufficienti per l’organizzazione di una tornata elettorale, che finirebbe quindi con il pregiudicare lo sviluppo del paese. Meglio, secondo Kabila, attendere che la situazione si stabilizzi e che si faccia un censimento generale, al fine di evitare brogli elettorali.
Nel frattempo giornalisti stranieri, attivisti politici e difensori dei diritti umani vengono intimiditi e arrestati, mentre i giornali congolesi dipingono il presidente come l’unico in grado di preservare l’equilibrio dello Stato.


In questa situazione di grande insicurezza le condizioni di vita della popolazione diventano sempre più spaventose, e malattie come febbre gialla, colera e malaria – esacerbate dalla bassa copertura fornita dai vaccini – si trasformano in epidemie, decimando coloro che non muoiono massacrati negli scontri armati. Secondo i dati forniti dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA – United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) il 2018 sarà un anno molto critico per il Congo sotto il profilo sanitario e alimentare: 7,7 milioni di persone soffriranno la fame e più di 2 milioni di bambini sotto i 5 anni saranno a rischio malnutrizione acuta. La nostra paura più grande è che questa immane crisi umanitaria sia sottovalutata e dimenticata, e con essa questi bambini.


Sul territorio dal 2008 con due scuole materne, primarie e secondarie situate nelle municipalità di Mbudi e Ngaba (comune di Kinshasa), New Life for Children lavora in aiuto di migliaia di bambini che, ogni giorno, seguono le lezioni, ricevono un pasto alla mensa e assistenza sanitaria di base presso il Polyclinique Mozart. 110.850 pasti e 15.018 medicinali sono stati distribuiti, 2.726 screening anti-malarici e 8.468 visite mediche sono state effettuate, 1.228 è il numero dei bambini che è stato tenuto sotto vigilanza nutrizionale. I numeri però ci dicono che moltissimo resta ancora da fare.
La storia del Congo è una storia di povertà e violenze, ma è proprio la Storia ad insegnarci che le inversioni di tendenza sono possibili. Non voltarsi dall’altra parte è il primo passo.

 

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