31 ottobre 2019 | Scuola

Ancora una volta al fianco dei rifugiati

Ancora una volta al fianco dei rifugiati

Grande come l’Abruzzo, il Libano ha una popolazione di quattro milioni e mezzo di persone e ospita un milione e mezzo di siriani, il cui esodo si è aggiunto ai 250mila palestinesi già presenti sul territorio: ciò ne fa il paese con il più gran numero di rifugiati al mondo in rapporto alla popolazione.

La maggior parte dei rifugiati siriani non ha documenti in regola. Il permesso di residenza legale costa troppo: serve una lettera di accompagnamento di un datore di lavoro e quindi un’occupazione, ma il paese vive una crisi economica drammatica e lavoro non ce ne è. Senza il permesso di soggiorno per i rifugiati siriani è impossibile avere accesso ai servizi pubblici o semplicemente muoversi, attraversando un checkpoint senza il terrore di essere arrestati. Un problema non da poco in un paese che non ha firmato la Convenzione di Ginevra, e che quindi non riconosce nemmeno lo status di rifugiato, né prevede campi strutturati per essi.

I profughi sono quindi costretti a pagare 200-250 dollari al mese per vivere in tuguri, baracche, capannoni di lamiera in mezzo al fango.
I bambini non vanno a scuola, perché il trasporto per raggiungerla costa troppo ed è già difficile mettere insieme il pranzo con la cena. Inoltre, spesso sono proprio i bambini l’unico sostegno economico per la famiglia: l’aumento della povertà ha drammaticamente accresciuto il fenomeno del lavoro minorile, presente soprattutto a Beirut e Akkar.

La capacità del Governo libanese di accogliere e integrare il grande numero di bambini e ragazzi rifugiati è ben lontana dall'essere sufficiente: le strutture educative e sanitarie nazionali sono al collasso. Di conseguenza, circa 300.000 minori siriani sono esclusi dai programmi educativi formali e non-formali, e quindi dalla possibilità di acquisire un livello minimo di istruzione che li tenga al riparo da qualsiasi forma di sfruttamento e abuso.

New Life for Children lavora con i profughi siriani dal 2016, anno in cui ha iniziato a sostenere Bayt al-Amal, centro educativo e ricreativo a Kilis, Turchia, 5 km dal confine siriano. In questi anni a Bayt al-Amal abbiamo garantito a 550 bambini l’anno la possibilità di studiare e giocare in un ambiente protetto. La situazione drammatica che vivono i profughi nel vicino Libano ci pone l’urgenza di aprire un progetto educativo analogo anche su questo territorio.

Il nord del Libano oggi è una infinita tendopoli per rifugiati che Beirut non può e non vuole integrare, ma che non torneranno mai a casa. L’insofferenza del paese ospitante - che non ha i mezzi, i posti di lavoro, le infrastrutture per fronteggiare un’emergenza che è diventata normalità - è dimostrata dalla decisione delle autorità di radere al suolo qualsiasi struttura abitativa utilizzata dai rifugiati che non sia fatta  di legno o plastica, senza però offrire soluzioni alternative alle famiglie. Il messaggio è chiaro: qui non vi vogliamo, e se non ve ne andate volontariamente vi metteremo in condizione di farlo per forza. In un Paese che li respinge, garantire educazione ai profughi significa restituire dignità a migliaia di famiglie condannate ad un esilio senza fine.